Hello Halloween

Hello Halloween, divenuto ufficialmente fenomeno di massa anche nel vecchio continente. Vigilia di novembre che fa della paura la cifra delle sue storie e decorazioni, per una spesa media in Italia di 26 euro per la serata del 31 ottobre. Poco se rapportata alla Befana (spesa media 56 euro), ma tantissimo per una ricorrenza recente nella nostra cultura, capace di diventare riconosciuta e partecipata non solo dai teenagers. Ad agire è stata una specie di guerrilla marketing di colore arancione avviata oltre 20 anni fa che ha invaso il calendario europeo con zucche e simulacri del terrore.

Halloween è oggi una delle più potenti date del calendario per quanto riguarda la produzione di gadget: a partire dalla zucca trasformata in lanterna spettrale ogni 31 ottobre porta con se una miriade di oggetti per caratterizzare la festa e l’abbigliamento dei ragazzi del trick or treat. Con Halloween diventano gadget personalizzati anche simboli e oggetti, generalmente lasciati al loro posto e non proprio adatti per trasmettere un messaggio: lapidi, aracnidi e strumenti di tortura. Solo le onoranze funebri più audaci scommettono sul gadget personalizzato a forma di bara, per veicolare il proprio marchio fuori da questo periodo dell’anno.

La paura è legata al mondo dei gadget personalizzati anche per via traversa. Paurosa è anche una cosa particolarmente brutta, come la carne di drago con il marchio del Trono di Spade (perché evidentemente non bastavano le mutande allegre dei Lannister). Paurosa è anche la fine che hanno fatto i Segway, il bi-ruota elettrico che si muove in base alla distribuzione del peso. Lanciato da una presentazione che annunciava la rivoluzione della mobilità, il Segway si è ritagliato una nicchia di mercato solo tra i luoghi turistici delle grandi città.

Vero terrore è anche quello del Sony VN-CX1A: il telemouse lanciato per soddisfare esigenze che non c’erano. Pauroso che sia stata proprio la Sony a dare vita al mouse dotato di telefono. Non uno smartphone con funzioni di puntatore… allora poi, ma proprio un mouse con cavo usb e possibilità di aprirsi e permettere telefonate.

Tornando alla paura, quella vera, si tratta di un sentimento che funziona esattamente come ogni altra emozione. Dopo un po’, lo stesso spavento non funziona più, non genera la stessa emozione. Al cigolio della porta ci si abitua, e quando la cinematografia hollywoodiana ripete e danneggia l’emozione, sono pochi i gadget in grado di rinnovarla molto bene.

Se la ripetitività fiacca le emozioni, ciclicamente nascono dei gadget capaci di trasmettere nuovi stimoli, di portare l’esperienza di un sentimento attraverso inedite modalità. Basta un paio di occhiali del costo tra gli 8 e i 20 euro, un’applicazione gratuita sullo smartphone e la connessione a youtube o altro fornitore video. L’unico problema della realtà virtuale è questo nome che le trasmette qualcosa di mistico e decisamente complicato. L’esperienza degli occhiali 3D è invece uno di quei gadget di cui sopra… capaci di far riprovare quel brivido di paura. Come si deve. (Qui, Qui e Qui).

Ora gli occhiali per la realtà virtuali stanno girando per lo più per fiere. L’impiego non deve essere per trasmettere un tour aziendale, magari di 5 minuti tra macchinari e personale sempre sorridente. Meglio un IT che squarcia il silenzio e genera il brivido, o un’improvvisa fioritura. Le sorprese sono sempre gradite.

Per un uso veloce di questi occhiali, Veracity e Mini VR sono i più economici e intuitivi. Il primo è in cartone, stile Google Cardboard, il secondo è grande esattamente come uno smartphone, colorato e svelto da utilizzare.

Per immersioni, viaggi tra i dinosauri e un po’ di comodo Halloween, il top di gamma è il Virtual Reality Glasses, in ABS ultra leggero e chiusura con magneti per una più salda prestazione. A voi la prossima emozione che non pensavate più di…

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