Dimmi quale mascherina usi e ti dirò chi sei: consigli per proteggersi in modo informato

Fino a pochi mesi fa, a noi europei l’utilizzo delle mascherine sembrava quasi una prerogativa dei turisti asiatici in visita nel vecchio continente, una usanza che tendevamo ad etichettare come una cautela quasi eccessiva. Ora che il Sars-Cov-2, meglio noto come covid-19, ci ha ricordato che il diffondersi dei virus non conosce confini, ma che anzi li travalica con estrema facilità, essere informati sui cosidetti DPI (Dispostivi di Protezione Individuale) e sul loro corretto utilizzo è diventato fondamentale. Ancora di più ora che la curva della pandemia sembra sia ufficialmente decrescente, lasciando presagire l’avvicinarsi della fantomatica “fase 2” che vedrà la progressiva riapertura del settore produttivo del paese. Ormai lo sappiamo: non esisterà un “ritorno alla normalità”, rientrare al lavoro vorrà dire trovare un contesto diverso in cui le aziende dovranno garantire innanzitutto la sicurezza dei propri dipendenti fornendo articoli protettivi adeguati e giuste informazioni.

Infodemia e mascherine

Come spesso accade in situazioni di emergenza, dove il rischio di psicosi collettive è reale e alimentato dal diffondersi di fake news, orientarsi nel cosidetto information overload, ovvero il sovraccarico informativo cui siamo costantemente esposti, risulta infatti particolarmente arduo. Non è un caso che si stia parlando a più riprese di infodemia che – come spiega Nicola Grandi, Professore del Dipartimento di Linguistica dell’Alma Mater di Bologna – consiste nella “diffusione di una quantità di informazioni enorme, provenienti da fonti diverse e dal fondamento spesso non verificabile. Esattamente come i virus, (…) il contagio informativo ha l’effetto di rendere assai più complessa la gestione dell’emergenza, in quanto pregiudica la possibilità di trasmettere istruzioni chiare e univoche e di ottenere comportamenti omogenei da parte della popolazione.” Una pandemia informativa, quindi, che trova terreno particolarmente fertile nel nostro paese dove – continua Grandi – “la percentuale di utenti abituali del web che fanno riferimento prioritariamente ai canali di comunicazione istituzionale è sensibilmente inferiore a quella di altri paesi europei, come la Germania o la Francia. Questo significa che l’italiano medio ricorre in modo sistematico a fonti di informazione alternative a quelle ufficiali

Quando usare le mascherine? Cosa dicono le fonti ufficiali

Volendo quindi attenerci alle fonti accreditate, cosa dice la comunicazione istituzionale in merito all’utilizzo delle mascherine? Quali sono le indicazioni governativo-ministeriali, di isituzioni come l’OMS e in generale degli esponenti del mondo medico-scientifico?
La linea guida del Governo si è attenuta a quanto indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, richiedendone l’utilizzo solo se si sospetta di essere malati o nel caso in cui si presti assistenza a persone contagiate. Non sono pochi però gli specialisti secondo cui l’uso di barriere davanti al volto rappresenti comunque un presidio prezioso per contenere l’epidemia, ciò in base alla logica per cui se tutti ci comportassimo come portatori asintomatici del virus, il rischio generale si ridurrebbe inevitabilmente. Non è un caso infatti che gli enti locali stiano procedendo in ordine sparso, con la Regione Lombardia – ma anche una serie di altri Comuni – che ha imposto, tramite un’apposita ordinanza, l’obbligo a chi esce dalla propria abitazione “di proteggere sé stessi e gli altri coprendosi naso e bocca con mascherine o anche attraverso semplici foulard e sciarpe”.

Mascherine chirurgiche e FFP con o senza valvola: sei altruista o egoista?

A prescindere dall’utilizzo individuale da parte dei singoli cittadini, resta comunque vero che il ricorso alle mascherine risulta necessario se non altro nelle realtà aziendali – tuttora operative o in procinto di ritornarlo a breve – dove è fondamentale garantire la massima protezione ai dipendenti, in aggiunta ovviamente al rispetto delle altre regole come mantenere le distanze e lavarsi le mani con soluzioni idroalcoliche. È di ieri la dichiarazione del Direttore dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus sui “6 criteri per i paesi che stanno prendendo in considerazione la revoca delle restrizioni” tra cui figura proprio il monito affinchè “le misure protettive siano in atto nei luoghi di lavoro.
Ma quando si parla di mascherine, quali sono i modelli che ha realmente senso indossare per prevenire ed evitare il contagio? Facciamo chiarezza. Basta infatti uscire di casa (per andare a fare la spesa ovviamente!) per vedere volti coperti da mascherine di ogni tipo, tant’è che risulta normale chiedersi, di fronte al proliferare di modelli ultraelaborati e multi-filtro, se si stia sbagliando qualcosa prediligendo soluzioni più semplici. La realtà però è un’altra e a spiegarla in modo particolarmente efficace è il tutorial del direttore della chirurgia vertebrale a indirizzo oncologico del Rizzoli di Bologna, Alessandro Gasbarrini. Nel video, diventato subito virale sul web, Gasbarrini descrive i prototipi più diffusi – in particolare quelle chirurgici e i vari tipi di filtranti facciali noti come FFP (Filtering Face Piece) – servendosi di semplici e chiari aggettivi. Scopriamo così che, mentre le classiche mascherine chirurgiche a 3 veli sono le mascherine altruiste (in quanto servono soprattutto a proteggere gli altri più che se stessi), le FFP2 con la valvola (dove il 2 indica la classe di protezione) sono le mascherine egoiste, poichè la presenza stessa del filtro non impedisce la circolazione in uscita dei cosidetti droplet, ovvero le microparticelle di saliva nebulizzata. Non mancano infine le FFP2 senza valvola, che Gasbarrini descrive come le mascherine intelligenti, garantendo contemporaneamente la protezione sia di se stessi che degli altri.

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