Cosa c’è dentro l’uovo di Pasqua?

L’albero di Natale, la calza della Befana, i fiori o i cioccolatini a San Valentino e tra poco arriva la Pasqua, con le sue uova, colombe, conigli: festività diverse, regali diversi, simbologie diverse. In una sola parola, origini diverse. La storia che si nasconde dietro queste usanze passa spesso inosservata, lasciando la scena alla lista di acquisti da fare che puntualmente si impone con l’avvicinarsi delle feste. Tuttavia, è la storia a dare senso all’oggetto e non il contrario, lo fa diventare comunicazione. E così, con la domenica pasquale alle porte, il pensiero va subito al regalo che più di tutti caratterizza questa festa: l’uovo di Pasqua.
Siamo talmente abituati a vederlo nelle corsie dei supermercati, con cioccolati di ogni tipo e qualità, da essere quasi portati a credere che quella dolce sia sempre stata la sua versione originale. In realtà, il dono delle uova è una tradizione che affonda le sue radici nell’antichità, ancora prima del Cristianesimo e della sua interpretazione pasquale.

Simbolo di vita e sacralità dall’alba dei tempi, i primi esemplari di uova di struzzo decorate con incisioni rinvenute in Africa risalgono addirittura a 60.000 anni fa, testimoniando il ruolo di questo prezioso alimento negli antichi riti per la fertilità della natura.
Unione di cielo e pianeta o fulcro dei quattro elementi dell’universo, l’uovo era venerato nella sua accezione di rinascita, ma anche di potere, sia nelle prime culture mesopotamiche e cretesi che nel periodo pre-dinastico dell’Egitto. Uova di struzzo e sue rappresentazioni in oro e argento facevano parte del corredo funerario del defunto nelle tombe di antichi Sumeri e Egizi già a partire da 5000 anni fa.

Fu tra i Persiani che si diffuse la tradizione, presto adottata anche da Egizi, Greci e Cinesi, dello scambio di uova di gallina, spesso decorate a mano, come augurio per l’arrivo della primavera.
Con l’avvento del Cristianesimo l’uovo diventa simbolo di risurrezione: all’apparenza inanimato come il sepolcro di pietra di Gesù, custodisce in realtà una nuova vita pronta a risorgere da ciò che sembrava morto. Dai primi cristiani della Mesopotamia, che tingevano le uova di rosso in memoria del sangue di Cristo, ben presto l’usanza di associare l’alimento alla ricorrenza pasquale si estese alle altre comunità cristiane nel mondo, dalla Grecia ai Romani per poi diffondersi in Europa, ma anche in Russia con la cristianità ortodossa. Anche se il costume fu ufficialmente adottato dalla chiesa con il Rituale romano, la cui prima pubblicazione risale al 1610, questi testi sacri contengono riferimenti che collocano la presenza dell’uovo tra i cibi pasquali già in tempi più antichi (sebbene da consumare più che da decorare).

È nel Medioevo che inizia a diffondersi una nuova moda di decorare le uova di Pasqua. Fino ad allora la pratica più comune per ottenere l’effetto dorato era la bollitura con foglie e fiori, ma nobili e aristocratici non tardarono a trovare un modo per distinguersi. In questi ambienti esclusivi diventò così frequente la commissione di uova artificiali rivestite di argento, platino o oro, come dimostrano i libri contabili risalenti al  XIV secolo del re d’Inghilterra Edoardo I in cui risulta segnata una spesa per 450 uova rivestite a foglia d’oro da donare proprio come regalo di Pasqua.

In realtà, l’uovo decorato nella sua forma più ricca e nota porta il nome dell’orafo Peter Carl Fabergé, a cui fu commissionato nel 1883 dallo zar Alessandro III di Russia la creazione di un regalo unico per la moglie Maria. Nacque così il primo uovo Fabergé, che nella sua veste di platino e smalto bianco, costituiva un piccolo capolavoro di ingegneria. Con una articolata struttura in stile matrioska russa, al suo interno nascondeva un tuorlo d’oro che conteneva tante piccole sorprese in un trionfo di preziosità e cura dei dettagli: dalla gallinella dagli occhi di rubino alla miniatura della corona imperiale, non vi erano dubbi sul fatto che fosse “unico”.
Il responso dei Sovrani di Russia non si fece attendere con la nomina di Febergé a “gioielliere di corte” e l’inizio della produzione, a cadenza annuale, di uova di Pasqua uniche ed inimitabili. Tra il  1885 e il 1917, Febergé supervisionò la creazione di 50 “uova imperiali”, finchè la Rivoluzione russa, e la conseguente caduta della dinastia Romanov, arrestarono la produzione e le 2 uova commissionate per la Pasqua del 1917 non arrivarono mai a destinazione.

A sopravvivere però fu la grande intuizione del dono interno all’uovo, che introdusse quella componente di sorpresa e stupore che più di ogni altra cosa ha reso speciale questo regalo, giunto fino ai giorni nostri in una versione dal materiale ugualmente prezioso: il cioccolato.
Secondo una delle interpretazioni più diffuse sulle origini di questa famosa versione, le prime uova di cioccolato, che pare fossero “piene”, fecero la loro comparsa nelle corti di Luigi XIV. A sostegno della tesi c’è il fatto che fu proprio il Re Sole a concedere a David Chaillou, primo “chocolatier” francese, il diritto di vendita esclusiva di cioccolato a Parigi. Per trent’anni il pasticcere primeggiò con le sue costosissime creazioni, probabilmente sperimentando anche la forma d’ uovo nel periodo pasquale.
C’è anche chi sostiene che l’idea sia originaria dell’America, da dove proviene  la pianta del xocoatl (il cacao), ma ciò che è certo è che l’usanza abbia iniziato a diffondersi in Francia e Germania già dai primi decenni dell’800, conoscendo una progressiva evoluzione forse proprio in concomitanza con le sfarzose creazioni di Febergé in Russia e in generale mano a mano che i cioccolatai francesi e svizzeri affinavano le tecniche per la manipolazione di questo “oro bruno”.

La produzione industriale del ‘900, il boom del secondo Dopoguerra, il consumo di massa: l’uovo di Pasqua arriva al 2018 spopolando nella sua versione dolce, con colori e decorazioni sempre più varie e la caratteristica sorpresa che continua a solleticare la curiosità dei più piccoli (ma non solo).
Non mancano ovviamente le alternative con proposte che esulano dal settore alimentare sconfinando nei più disparati settori dell’oggettistica, tant’è che, dal regalo aziendale al pensiero personale, le opportunità per distinguersi con doni pasquali originali sono potenzialmente infinite.
Allora non ci resta che augurarvi buone feste e una buona ricerca dell’uovo di Pasqua perfetto. Finchè dura! La storia sembra dirci che lo farà, almeno ancora per un po’.

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